
Data di nascita: 17.07.1981
Altezza: 171 cm
Peso forma: 58 kg
Luogo di nascita: Varese
Titolo di studio: Laurea in economia e commercio Università dell’Insubria di Varese
Hobby: cucinare (specialità risotto alla zucca), leggere, viaggiare
Cibo preferito: gelato al pistacchio
Colore: arancione
Stato civile: single
Inizio attività ciclistica: 1994, professionista dal 2004
Attuale: BePink (dal 2012)
Altri:
- Teams Garmin – Cervelo (dal 2011)
- Team Columbia HTC (2010)
- Bigla cycling team (2005 -20 09)
- Uct montebelluna (2004)
- Acca Due O (2002-2003)
- Ju Sport Gorla Minore (1998-2001)
Caratteristiche: passista scalatrice, gare di un giorno
Non sono nata ciclista, ma questo sport era nel mio destino perché è un vizio di famiglia. Da piccola ho fatto nuoto e atletica a livello agonistico, poi nonno Raffaele mi ha regalato la prima bici ed è stato amore a prima vista. A 12 anni ho cominciato a pedalare sul serio, anche come sfida a mio fratello Adriano, al quale sono legatissima e che già gareggiava: correvo per il Pedale Arcisatese, la squadra del mio paese, me la vedevo coi maschietti – ero abituata e… motivata: ho sempre preferito giocare con loro – e li battevo. Il primo ricordo nitido? La vittoria da debuttante alla Sagra del Brinzio, un appuntamento tradizionale dalle mie parti, in un posto che è un tempio della bicicletta.
Da juniores, nella JuSport di Gorla Minore (Varese), ho incontrato il mio mentore: Ugo Menoncin, il ds che mi ha plasmata, insegnandomi a vivere e a vincere. Insieme abbiamo preparato e portato a casa due titoli italiani in linea, nel ’98 a Lari (Pisa) e nel ’99 a Monzambano (Mantova), e soprattutto il bronzo mondiale di Verona ’99. Tanti anni e tante corse dopo, Ugo rimane un punto di riferimento: quando posso, voglio lui sull’ammiraglia.
Ho debuttato tra le Elite nel 2002: lo so, promettevo molto e forse non ho vinto in proporzione, ma diciamo che… ho scelto bene gli obiettivi, perché in bacheca ci sono solo cose prestigiose. E vi assicuro che molte volte sono stata gratificata dal lavoro fatto per le compagne di squadra: se vince una di noi vinciamo tutte, lo sport e il ciclismo sono anche questo.
Sono una ragazza da corse di un giorno e come tutte le atlete ho le mie preferenze e le mie bestie nere. Per esempio Plouay, la gara francese di Coppa del Mondo: l’ho conquistata due volte, nel 2005 e nel 2007. O il Trofeo Binda di Cittiglio, sotto casa mia, sulle mie strade e le mie salite d’allenamento: l’adoro, ma lui non ricambia. Purtroppo l’ho vinto solo da juniores, mentre da “grande” non ho ancora trovato il successo che sogno.
Anche da pro ho vestito la maglia tricolore, tre volte. A Imola, nel 2009, mi sono scoperta brava a cronometro. Non avevo mai dato peso a questa specialità: andai al campionato italiano per pura curiosità, senza alcuna preparazione specifica, e lo vinsi sotto il diluvio. La cosa si è ripetuta nel 2011 a Paternò, stavolta nella canicola, col grande Ugo Menoncin alle calcagna. La Sicilia mi ha portato buono: ho firmato anche la prova in linea, a Milazzo, dopo una bella fuga a due con Tatiana Guderzo. Al Giro una sola tappa, ma che tappa: a Cerro al Volturno, il 7 luglio 2009. Quel giorno mi faceva male un ginocchio, eppure le gambe giravano a meraviglia. Entrai nella fuga giusta e all’ultimo chilometro, sul muro in pavè all’ombra del castello, staccai tutte. Arrivai esausta, quasi ferma per lo sforzo e la pendenza: ero felice, anche perché avevo dato spettacolo.
E la nazionale? Ho disputato dieci Mondiali senior e due Olimpiadi. In azzurro ho scoperto che la sfortuna esiste, ma non è una nemica: semplicemente, fa parte del gioco. Mi viene da sorridere a ripensare a certi episodi. Tipo lo spettatore che mi fa cadere sporgendosi per fotografare, a Zolder 2002: mi ritirai piangendo, ero all’esordio e me l’ero immaginato diverso, ma vi sfido a prevedere un contrattempo così! Oppure il vento che fa volare le transenne in mezzo alla strada, proprio mentre passiamo noi del gruppo principale, a Stoccarda 2007: lì riuscii a recuperare e a chiudere quarta. O la mezza pedalata che mi costò il podio a Salisburgo 2006: quella che non feci sul traguardo.
Ma i Mondiali mi hanno anche dato le gioie più belle. Tutte in un weekend, a Mendrisio 2009: l’incredibile argento in una cronometro massacrante che non finiva mai, il meraviglioso bronzo in una gara in linea che noi azzurre dominammo da cima a fondo. Al dunque ci trovammo davanti in quattro: io, la Guderzo, l’americana Armstrong e l’olandese Vos. Non potevamo portare la Vos allo sprint, così attaccammo a turno noi italiane. Andò meglio a Tatiana: quel giorno ero in formissima, le avversarie se ne accorsero e mi marcarono, lasciando che lei volasse verso la maglia iridata.
Dal 2004 al 2011 ho corso per squadre straniere, quest’anno torno in Italia da capitana della BePink: un progetto che va oltre l’agonismo e mi intriga. Perché per me la bici non è solo sport, è vita a 360 gradi. Questa è la stagione del Mondiale di Valkenburg, su un circuito che mi piace molto, e soprattutto delle Olimpiadi di Londra, le ultime della mia carriera. Obiettivi per i quali sto lavorando da tempo.
PGatto77
Ciao Noemi ti ricordi di me?
Un grande saluto.
SanchezSpain
Ciao Noemi, mi piace la tua biografia.
Ci vediamo presto..Baci.